La risalita da Gerico

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pubblicato su IlJournal

 

 

GericoGerico è la città più bassa al mondo. Si trova vicino al Mar Morto a 400 metri sotto il livello del mare, la depressione più profonda della terra. La missione di pace in Israele e Palestina, che oggi si conclude, è voluta scendere fino a Gerico a voler significare che nel punto dal quale siamo, dobbiamo guardare come risalire. Dal punto più basso al mondo possiamo riflettere sul cosa fare e come farlo per portare un contributo alla costruzione della pace.
212 i partecipanti alla missione, di età comprese fra i 16 e gli 82 anni, rappresentativi di 90 città italiane. 30 amministratori, una squadra di calcio, studenti di un liceo, il Bertolucci di Parma, accompagnati da un insegnante e dal preside. Poi sindacalisti, membri di associazioni, persone rappresentanti di se stessi, come hanno voluto definirsi ieri nell’incontro conclusivo di questo viaggio.

“Sono tante le cose che mi porto a casa – dice Irene una psicologa di Mantova – adesso mi occorrerà del tempo per lasciare che l’intensità degli incontri di questi giorni mi aiuti a focalizzare cosa fare e come. L’esperienza dei pastori di At Tuwani che hanno scelto di reagire alle violenze e ai soprusi dei coloni israeliani con la non violenza, grazie al supporto dell’Operazione Colomba, è il ricordo più forte di questi giorni”. (esperienza raccontata in questo diario … citazione link).

“Quando ieri l’altro siamo stati fermati al passaggio al check point di Calandia – racconta Alberto studente del liceo Bertolucci – mi sono reso conto di cosa significhi davvero vivere in queste terre. Siamo dovuti scendere dall’autobus e passare ai controlli uno a uno. Ti fanno passare per una gabbia chiusa e poi un tornello per sgranare le persone una alla volta. Ti senti come un capo di bestiame. A noi è capitato solo quella volta e alcuni si sono un po’ agitati, ma per i palestinesi che per motivi di lavoro o vita quotidiana devono passarci tutti i giorni … è davvero complicato vivere qui.”
“Ciò che ho riscontrato, parlando con alcuni nostri coetanei palestinesi, è una grande rassegnazione. – dice Pietro compagno di Alberto – A noi verrebbe da ribellarci se dovessimo vivere in questa situazione. Ma forse dopo tanti anni arrivi ad accettare e considerare normalità ciò che non si dovrebbe accettare”.
“Si però ho trovato anche normalità – interviene Alberto – con interessi come i nostri. Ricordo ad esempio una ragazza incontrata il primo giorno quando siamo stati a pranzo a casa di una famiglia di Betlemme, che vuole fare la cantante”

La riflessione da Gerico non è solo una riflessione su Israele e sulla Palestina occupata, ma una occasione per ragionare sulla crisi di questi tempi, che non è solo crisi economica, è innanzitutto una crisi umana. E allora occorre ripartire e i partecipanti alla missione hanno scritto un decalogo, per indicare una strada di risalita da questi meno 400 metri. 1 cambiare strada, ridefinire la direzione in cui andiamo; 2 scegliere e riordinare i valori che ci debbono guidare; 3 ripartire dal basso. Il cambiamento comincia da ciascuno di noi e dalle città in cui viviamo; 4 aumentare la coerenza tra valori e attuazioni; 5 camminare assieme, non da soli; 6 costruire una nuova economia sociale e solidale; 7 ridurre passo a passo l’impatto sull’ambiente e le risorse naturali; 8 ripensare le istituzioni e adeguarle ai nuovi valori, obiettivi, metodi e dimensioni; 9 riconcepire la politica e i metodi decisionali; 10 educarci ed educare alla pace, alla giustizia, ai diritti umani. Il cambiamento non è un sogno, è un percorso.
La Missione di Pace di è conclusa poi con la Marcia per la Pace nel deserto di Gerico.